LA FINE DEI VIAGGI?

Astrolabe N° 33
CRLV – Université Paris-Sorbonne
La fine dei viaggi ?
Teoria della letteratura di viaggio contemporanea

LA FINE DEI VIAGGI?
Teoria della letteratura di viaggio contemporanea

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Avec la naissance du tourisme, déjà à la fin du XIXe siècle, la littérature de voyage développe de nouvelles perspectives d'analyse et de réflexion. L'ouvrage de Luigi Marfè, Oltre la "fine dei viaggi", ouvre un débat critique entre France, Grande Bretagne et États-Unis sur la littérature de voyage contemporaine, de la fin de la deuxième guerre mondiale jusqu'à nos jours, en proposant un panorama de textes fondamentaux et de grands voyageurs qui ont marqué la deuxième moitié du XXe siècle.

Con la nascita del turismo, già alla fine del XIX secolo, assistiamo a nuove prospettive di analisi e riflessione sulla letteratura di viaggio, che di per sé ha sempre sofferto di una difficoltà ad essere catalogata ed inquadrata in categorie teoriche generali. Il volume di Luigi Marfè, Oltre la "fine dei viaggi", accolto nella collana di studi del Gabinetto Vieusseux di Firenze, apre un dibattito critico tra Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti sulla letteratura di viaggio contemporanea, dalla fine della seconda guerra mondiale ai nostri giorni, proponendo un panorama di testi fondamentali e grandi viaggiatori che hanno segnato l'ultima metà del XX secolo.

Marfè inizia il proprio studio con una riflessione sul concetto di resoconto di viaggio e sul suo progressivo modificarsi all'epoca del turismo, quando i viaggiatori iniziano ad affidarsi alle varie guide Baedeker e Murray e a seguire percorsi prestabiliti, marcati da stelle che indicano l'importanza maggiore o minore di un luogo, lasciandosi dunque scegliere e rinunciando alla scoperta personale.

Nei capitoli successivi, Marfè propone quattro diversi tipi di affrontare il viaggio e la sua scrittura, antitetici al turismo e definiti, perciò, "tipologie dell'antiturismo": il collezionismo erudito, il metaviaggio, il dépaysement et l'antiturismo politico.

Per collezionismo erudito, l'autore intende la ricerca minuziosa dei segni che la letteratura e l'arte hanno lasciato nel paesaggio. Esponenti di questo approccio al viaggio sono Sacheverell Sitwell e Claudio Magris: filologo del paesaggio, Sitwell ne esplora le rarità, le architetture nascoste, le tradizioni popolari e i contesti socio-culturali, spesso tralasciati e a rischio di scomparsa; Magris dà invece vita ai luoghi attraverso una serie di aneddoti, ricordi, impressioni che, deviando dall'argomento principale, rendono i paesi visitati ancora più vivi, mettendo l'accento, ad esempio, sulla storia dei popoli (a cui tra l'altro viene anche resa giustizia).

Il metaviaggio guarda al viaggiare per il viaggiare e non ci sono modelli migliori di questa tipologia che Nicolas Bouvier e Bruce Chatwin: il viaggio cambia e riscopre se stessi, permette di osservare il mondo senza intermediazioni, arrivando dunque all'essenziale delle civiltà e dell'altro. Chatwin poi fonde particolari e riflessioni in un eclettismo che ha segnato tutta la letteratura di viaggio degli anni 80.

Il capitolo sul dépaysement è assolutamente toccante: esuli, profughi, deportati, reduci di guerra sono loro malgrado dei viaggiatori e le loro opere riflettono il problema dell'identità e dello sradicamento dalla patria. La scrittura diventa per Primo Levi una sorta di purificazione dal male, ma anche la testimonianza che l'orrore del campo di concentramento è comunque stato il centro della sua vita; e sempre la letteratura, per Levi, può salvare dal dépaysement, come dimostra il celebre passaggio di Se questo è un uomo, della recita dei versi di Dante ad Auschwitz.

Gli ultimi due capitoli, ci concentrano sulla scrittura di viaggio nel periodo delle guerre contemporanee e sui réportages giornalistici: la pagine di Camilo José Cela nella Spagna franchista o quelle del grande Ryszard Kapuściński in terra africana riflettono la capacità di testimoniare e mettere in discussione la verità, contro la propaganda. Nelle pagine di viaggio più recenti e postcoloniali, c'è poi un bisogno di sovvertire i canoni eurocentrici dei secoli scorsi: scopriamo difatti autori stranieri (come Salman Rushdie o Hanif Kureishi) che hanno introdotto un nuovo modo di guardare ai nostri paesi e soprattutto all'Inghilterra moderna, crogiolo di tradizione e di nuove culture che si sono fuse nel corso degli ultimi decenni. Al tempo stesso, troviamo poi, nella letteratura di viaggio più contemporanea, una progressiva esplorazione del nostro mondo, che per troppo tempo è stato trascurato in nome della ricerca dell'"altro" lontano. Quell'"altro" che è molto più vicino a noi di quanto pensiamo e che può essere trovato andando alla scoperta, ad esempio, delle banlieux parigine, come ha fatto François Maspero.

Un volume assolutamente appassionante, una riflessione più che necessaria sulla contemporaneità e il rapporto con noi stessi e la nostra idea odierna di letteratura di viaggio. Perchè, come conclude Marfè, "se viene meno l'altrove, non c'è spazio per la scoperta di sé".

Alessandra Grillo

Risvolto di copertina

In un mondo caratterizzato dal movimento sempre più sfrenato, quanti sono oggi quelli che viaggiano davvero? Ogni giorno che passa, la logica del consumo rende lo spazio più spoglio e l'idea stessa del viaggio appare ormai svuotata di qualunque valore conoscitivo. È giunto il tempo profetizzato da Claude Lévi-Strauss in cui i viaggi smetteranno di aprire i loro scrigni? O forse viaggiare è ancora più necessario e inevitabile? Partendo da queste domande, Oltre la 'fine dei viaggi' delinea una tipologia delle strategie di rappresentazione impiegate dagli scrittori europei del secondo Novecento per ritrovare la saggezza del lontano di cui parlava Walter Benjamin. Prendendo in considerazione i resoconti più importanti di tutte le principali letterature europee, il volume descrive il modo in cui autori come Fosco Maraini, Bruce Chatwin, Nicolas Bouvier, Winfried G. Sebald, per fare appena qualche esempio, hanno scoperto nuove frontiere dell'altrove riflettendo sul rapporto meta-letterario tra il viaggio e la scrittura. Come il tempo raccontato di Paul Ricoeur, lo spazio di cui ci parlano questi viaggiatori è infatti un «vestito cucito di storie» che trasforma la letteratura nel terreno ideale in cui riscrivere e rinarrare oggi l'incontro tra le culture.

Référence bibliographique:

Luigi Marfé, Oltre la "fine dei viaggi". I resoconti dell'altrove nella letteratura contemporanea, Firenze, Leo S. Olschki, coll. "Gabinetto Scientifico e Letterario G.P. Vieusseux. Studi", n° 18, 2009, 17 x 24 cm, 228 p., ISBN 978-88-222-5924-0

Pour citer cet article:

Référence électronique
Alessandra GRILLO, « LA FINE DEI VIAGGI? », Astrolabe [En ligne], Septembre / Octobre 2010, mis en ligne le 09/08/2018, URL : https://astrolabe.msh.uca.fr/septembre-octobre-2010/dossier/la-fine-dei-viaggi