IL TOURING CLUB ITALIANO NELLE MINIERE SARDE

Astrolabe N° 24
Il tourning club Italiano nelle miniere Sarde
Un viaggio tra le miniere di Sardegna accompagnato dalla prima guida del Touring Club Italiano sull’Isola

IL TOURING CLUB ITALIANO NELLE MINIERE SARDE

Un viaggio tra le miniere di Sardegna accompagnato dalla prima guida del Touring Club Italiano sull'Isola, pubblicata da Luigi Vittorio Bertarelli nel 1918

 

En 1918, Luigi Vittorio Bertarelli, vice-Président du Touring Club Italiano, publie la première guide du TCI dédiée à la Sardaigne, après avoir parcouru deux fois toute la Sardaigne en vélo. Cet article offre un panorama passionant de la Sardaigne du début du XXe siècle, en analysant la guide du TCI en comparaison avec d'autres ouvrages sur la Sardaigne de l'époque, avec une attention particulière aux descriptions de la region d'Iglesias et de ses mines.

Albergo degli Angioli di Milano, 8 novembre 1894: 57 gentiluomini fondano il Touring Club Ciclistico Italiano. Tra essi vi è Luigi Vittorio Bertarelli, milanese, trentacinque anni, proprietario di una fabbrica di arredi sacri con una grande passione per la bicicletta. Da quella data passeranno ventiquattro anni perché il Touring mandi in stampa il volume della Guida d'Italia dedicato alla Sardegna ed autore ne sarà proprio Bertarelli, diventato col tempo uno degli uomini di punta del Club: vice direttore generale nel 1909, direttore generale nel 1919 ed infine presidente dal 1922 al 1926, anno della morte.

L'imprenditore milanese arriverà alla stesura del libro, pubblicato nel 1918, dopo avere percorso l'Isola in bicicletta almeno due volte, completando così un'esplorazione del Regno d'Italia iniziata anni addietro ed applicando alla lettera il motto del Touring: "Viaggiare per conoscere e conoscere per capire". In un articolo pubblicato nella "Rivista mensile del Touring Club Italiano" in quello stesso 1918[1], l'autore precisa le modalità per le quali è giunto alla stesura della Guida, in apertura della quale ha apposto una dedica che tradisce tutta l'enfasi del particolare momento storico - mancano infatti ormai poche settimane alla fine della Grande Guerra - ed esalta il sentimento patriottico alimentato dall'altissimo tributo di sangue pagato dalla Sardegna alla causa italiana[2].

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Peraltro, è ormai serenamente riconosciuto come, grazie all'esperienza della trincea, la Sardegna ebbe modo di confrontarsi per la prima volta con lo Stato unitario italiano, prendendo finalmente parte alle vicende nazionali, ma avendo pure l'opportunità storica di sentirsi come un qualcosa di "altro" e "diverso" rispetto alla generalità italiana, sentimento che troverà poi riconoscimento nell'Autonomia speciale del 1948. Così, per la più classica eterogenesi dei fini, dal sacrificio per la Patria italiana dei fanti della Brigata Sassari trovò forma compiuta lo spirito nazionalitario dell'Isola, talvolta perfino indipendentista, culminato nella fondazione del Partito Sardo d'Azione nel 1921. Le parole della dedica di Bertarelli sembrano così rendere omaggio alla scoperta della Sardegna che l'Italia realizzava allora, giusto grazie alla tragedia della Grande Guerra:

Per te, Sardegna! quest'opera che il Touring Club Italiano commise alle mie modeste forze di comporre, nell'ora storica in cui la Patria contende al nemico il sacro suolo.

Tu elevasti alla gloria imperitura i soldati tuoi figli, ignorati prima, circondati ora dall'ammirazione di tutta Italia.

Il Touring, che filialmente ti ama, qui ti propone in ogni tua bellezza, perché, quando la civiltà avrà ripresi i suoi diritti, possa più facilmente tutto il popolo italiano portarti, reverente, la quercia e l'alloro[3].

Sulla metodologia adottata per la redazione della Guida, scrivendo nel succitato articolo di presentazione sulla "Rivista" del Touring, l'autore conferma che i

metodi di redazione di questa Guida sono i soliti adottati per gli altri volumi: collaborazioni competenti, dirette, rimaneggiate e completate, secondo il piano prestabilito, poi in un secondo periodo la visione e il controllo in luogo. Naturalmente l'autore della Guida il luogo doveva conoscerlo già prima, per poter efficacemente controllare e coordinare, con sicura prontezza e con adatte proporzioni, il materiale che gli venne inviato, se doveva soprattutto sfrondarlo o completarlo, o modificarne la fisionomia con conoscenza di causa[4].

Bertarelli scrive il suo volume sulla Sardegna avvalendosi di una rete di collaboratori locali, cui aveva già reso merito in un articolo pubblicato l'anno prima sempre sulla "Rivista mensile del Touring Club Italiano" e debitamente ricordati nell'introduzione[5]. Va poi ricordato come il volume diventi una monografia dedicata alla Sardegna quasi per caso, indotto dalla necessità di non ritardare ulteriormente la diffusione una pubblicazione inizialmente prevista come una Guida unica per le isole di Sardegna e Sicilia. I ritardi nella stampa e nella redazione, legati specialmente alle difficoltà tipografiche in tempo di guerra, portarono così alla scissione del progetto in due volumi tematici dedicati rispettivamente alle due isole maggiori del Regno[6]. Successivamente, nel 1929 il Touring pubblicherà una nuova guida sulla Sardegna, stavolta abbinata alla Corsica.

Sulla "necessaria preparazione" per la stesura del testo, Bertarelli spiega di aver

cominciato a conoscere la Sardegna venticinque anni or sono [vale a dire nel 1893, N.d.R.]. La vidi sulle sue ferrovie, in bicicletta, a cavallo. L'ultima visita precedette immediatamente la compilazione della Guida e fu fatta agli scopi di questa. Portata l'auto a Terranova [oggi Olbia, N.d.R.], percorsi quasi tutte le carrozzabili sarde, col Capo dell'Ufficio delle Guide del T.C.I. a fianco, dettandogli lungo la via note ed impressioni. Fu - da Milano a Milano - una bella corsa di alcune migliaia di chilometri, e un volume di appunti messi con precisione in netto ad ogni mezzodì e ad ogni sera[7].

L'esperienza dell'autore, tuttavia, differisce in un punto fondamentale da quella dei precedenti viaggiatori che hanno messo nero su bianco le impressioni dei propri viaggi in terra sarda. Con lui, difatti, la visita dell'Isola veste gli abiti dell'operazione funzionale e propedeutica alla visita altrui, squisitamente e modernamente turistica, non più relegata all'ambito ristretto ed elitario del viaggiatore attratto dall'esotismo della Sardegna o dall'interesse materiale per le sue risorse naturali[8].

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La Guida della Sardegna del Touring Club Italiano, consegnata ai soci alla fine del 1918

Traspare nell'imprenditore milanese un sincero rispetto per la terra di cui è andato scrivendo, verosimilmente consapevole della sua originalità, capace talvolta di atterrire l'osservatore carico di pregiudizi, come nel caso di Giulio Bechi, il tenente dei carabinieri mandato nell'Isola a stanare banditi ed autore del libro Caccia grossa, che nel maggio 1900 scriveva della Sardegna che

c'è chi va nella Cina, nel Congo e nelle Pampas per vedere nuove genti e nuove cose, e non si sogna neppure che in questo nostro Tirreno vi è un mondo tanto diverso da quello in cui viviamo, sì che a ogni passo si stupisce, si esclama: Ma è Italia? È Europa questa?[9]

Fatalmente, la prospettiva di Bertarelli, cui giova la percezione della Sardegna eletta volontariamente come una propria meta di scoperta, è ben diversa da quella di Bechi, che percepisce piuttosto la dimensione "punitiva" e negativa della missione nell'Isola, aspetto che spesso assumeva agli occhi di militari e funzionari pubblici l'invio nella regione. Tale invio era sovente motivato da sanzioni disciplinari o difficoltà politica nei confronti del Governo, oppure, come nel caso del militare Bechi, da operazioni mirate a fronteggiare il banditismo delle zone interne, dove si annidava una costante tendenza resistenziale alle istituzioni di governo, estranee al locale codice agro-pastorale.

Bertarelli riconosce infatti che

nessuno dei volumi già pubblicati della Guida del Touring ha una fisionomia così propria come questo. In nessuno infatti si descrive una regione tanto diversa da ogni altra ed anche così mancante di letteratura turistica. Inoltre l'Isola è tal paese che, se non ha centri di eccezionale interesse né, in genere, straordinarie bellezze di luoghi e di monumenti, pure esercita un fascino così penetrante, che il viaggio di Sardegna è tra quelli in Italia che lasciano memoria incancellabile. La sottile, profonda malia sarda nasce dalla fresca e vergine asprezza di ogni cosa isolana; essa doveva, per trasfondersi nel lettore, venir tradotta in una forma, almeno in parte, non usuale.

Ma una Guida che voglia dare impressioni reali, non immaginarie, dell'Isola, deve coraggiosamente buttare a mare tutte le frasi fatte: le frasi fatte isolane non meno delle continentali, le geremiadi come le false promesse o le magnificazioni esagerate; deve essere scritta con sentimenti di amore parimenti profondi alla ragione ed alla verità, due sentimenti spesso artificialmente disgiunti, perché il secondo appare, a torto a troppi, elemento disgregatore anziché tonico[10].

Bertarelli, come già si è ricordato, non ha comunque affrontato la sfida a mani nude: la bibliografia allegata alla Guida testimonia il confronto con la cultura e la natura della Sardegna, attingendo ad un selezionato repertorio di pubblicazioni di buon valore, nello sforzo di offrire al lettore gli strumenti più obiettivi per la comprensione della terra che andrà a visitare. Sono piuttosto assenti dalla bibliografia le più celebri pubblicazioni dei viaggiatori ottocenteschi[11], eccezion fatta per il Maltzan, autore di Reise auf der Insel Sardinien, e per il Voyage en Sardaigne di Alberto Della Marmora, ma soprattutto, interessante prova degli interessi antropologici dell'autore, nella bibliografia si fa riferimento al volume Profili e paesaggi della Sardegna, scritto dal medico e antropologo Paolo Mantegazza, uno dei deputati che visitò la Sardegna assieme al ministro piemontese Quintino Sella, in occasione della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle condizioni dell'Isola nel 1869.

Riprendendo quanto osservato da Luca Clerici nell'introduzione all'antologia Insoliti viaggi, Bertarelli può essere descritto come un autore la cui forza narrativa si fondava sul suo eclettismo intellettuale e sulla sua capacità di usare vari registri narrativi, variando dal racconto di viaggio autobiografico alla guida didascalica. La sua veniva considerata come una prosa abbastanza duttile, pronta comunque a non rinunciare alla sinteticità, alla chiarezza ed al ritmo, con un

lessico a volte ingenuamente letterario ma mai ricercato, spesso pronto a recepire nuovi termini stranieri; sintassi fatta più di coordinate che di subordinate, frasi con un'architettura semplice, uso frequente di costruzioni nominali[12].

Per queste ragioni Bertarelli potrebbe essere inserito nel novero dei grandi divulgatori nel passaggio tra Ottocento e Novecento, protagonista della scoperta del tempo del "loisir" da parte delle élite borghesi dell'ancor giovane Regno d'Italia, prima che tale scoperta venisse trasmessa all'intero tessuto sociale. Da operazioni come quella che condusse alla fondazione del Touring, nacque in Italia il moderno concetto di turismo, costruito sulle basi di un'associazione, quale è stata effettivamente il Touring Club Italiano, che riuscì a mantenere i suoi margini d'autonomia pure durante il fascismo. Peraltro, proprio durante il ventennio mussoliniano il consumo di turismo cominciò ad assumere dimensioni di massa, grazie all'impulso dato dal Regime verso le gite organizzate ed il cosiddetto "escursionismo" condotto nell'ambito dell'Opera Nazionale Dopolavoro, iconograficamente individuata nell'immagine dei treni di dopolavoristi in gita a prezzi popolari. All'atto pratico, grazie anche a tale operazione, larghi strati della popolazione italiana entrarono in contatto con la grande invenzione del capitalismo industriale del primo Novecento: il tempo libero. Senza di esso, ovvero senza la libertà di disporre di una parte della propria vita al netto del tempo del lavoro, non avrebbe trovato spazio la pratica di interessi come il viaggio o lo sport, se non limitatamente a quelle élite disimpegnate dall'obbligo del lavoro, legate all'obsoleto modello della rendita nobiliare, che mai si sarebbero poste altro problema se non quello di ammazzare la noia: un modello diametralmente opposto a quello borghese, socialmente attivo e produttivo, cui proprio Bertarelli si rivolge e si riconosce.

Su queste basi Bertarelli elabora le sue Guide, un prodotto per un pubblico definito, ossia quella borghesia più illuminata che ha nelle sue corde, da una parte, il culto della fisicità che la spinge a cavalcare la bicicletta per viaggiare e godere della bellezza dell'Italia, e dall'altra, la disponibilità a spendere per noleggiare un'automobile quando le asperità del viaggio trasformano un esercizio eroico in una fatica inutile. Il libro che ne nasce sulla Sardegna non è così il classico itinerario od un semplice per quanto raffinato diario di viaggio, quanto piuttosto l'esplorazione di un pioniere che si preoccupa di tracciare la via più comoda e stimolante per chi deciderà di spendere nell'isola al centro del Mediterraneo il proprio tempo libero.

Ancora, aldilà del classico canovaccio della Guida turistica, attenta alle peculiarità geografiche e culturali di mete ed itinerari, nel lavoro di Bertarelli sulla Sardegna merita di essere evidenziato il risalto dedicato alla particolarità della Sardegna mineraria. Difatti, mettendo in luce l'originalità e l'omogeneità di un'esperienza industriale che mutò radicalmente canoni ambientali e sociali del territorio su cui intervenne, Bertarelli dedica tutta la parte conclusiva del libro alla descrizione delle aree minerarie isolane, trattando quest'ultime dopo una prima appendice dedicata alla circumnavigazione dell'Isola. In questo modo si riconosce implicitamente come un intervento antropico, quale lo sfruttamento minerario, sia diventato un elemento caratterizzante la Sardegna, quasi ne fosse una sua componente naturale e primigenia. Bertarelli, con le sue 20 pagine sul totale di 284 riservate alla sola componente mineraria, ne valorizza la specialità, figlia di una mutazione antropologica ed economica dalla devastante importanza, se solo si valuta la contaminazione culturale che avvenne specialmente nel sud-ovest della Sardegna, dove, a partire dalla seconda metà dell'Ottocento, si assistette ad un afflusso ininterrotto di tecnici, commercianti e maestranze dall'intera regione, dall'Italia e dall'Europa centrale, sin anche dalla Gran Bretagna.

Peraltro, quella Sardegna mineraria che Bertarelli visita ad inizio secolo è cosa ben diversa rispetto a quella che oggi è divenuta una nuova ed originale meta turistica. Senza considerare la variabile di Carbonia, realtà urbana ed industriale con tratti del tutto originali legati alla scelta autarchica del fascismo che la generò, il panorama che oggi si presenta al turista è sensibilmente diverso da quello di inizio secolo e conosciuto da Bertarelli. Ciò è dovuto ad un'attività industriale estrattiva fortemente invasiva che ha avuto la capacità di autorigenerarsi, producendo una complessa stratigrafia evolutiva che ora caratterizza tanto il territorio, al punto da creare la paradossale situazione che le bonifiche ambientali che vorrebbero oggi restituire salubrità alla regione rischiano però di cancellarne il dato più caratteristico, ancorché inquinante, come nel caso delle grandi e tossiche discariche dei "fanghi rossi" di Monteponi.

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Un panorama della miniera di Monteponi in un'immagine d'epoca ed i "fanghi rossi" al giorno d'oggi

Andando a ritroso di circa quarant'anni, può risultare interessante mettere a confronto la percezione, oggettivamente ammirata, che il Touring Club - e Bertarelli per esso - regala dell'industria mineraria sarda, con la testimonianza invece presente nel libro Sardegna e Corsica, pubblicato a Milano nel 1877, in cui l'autore Carlo Corbetta dedica diverse pagine al suo viaggio nella zona dell'Iglesiente, pagine interessanti proprio per i toni di sorpresa ed impressione destati da tale visita.

A Guspini, paese vicino alle miniere di Montevecchio, Corbetta rimane colpito dall'abitudine degli uomini di portare "un cappello di feltro cenerognolo a larghe tese importatovi dagli operai continentali"[13], subendo peraltro la sensuale suggestione delle donne locali, che

amano colori oscuri, e portano in testa un pannolano pure di tinta bruna, che si avvolge poi intorno al collo, e cade davanti a pieghe a coprire tutto il seno, che altrimenti sarebbe scoperto. Quando le vedi andare alla fontana fuori del paese colle loro grandi anfore in capo, ti pajon statue egizie, quali si trovano scolpite sugli obelischi[14].

Sulle miniere di Montevecchio, arroccate sui monti vicini, Corbetta osserva che "gli operai sono in maggior parte continentali delle province lombarde e piemontesi, il resto Sardi"[15] e che nel villaggio "sono aggruppati edifici ben costruiti che son veri palazzi"[16], indugiando sul pensiero che quel nucleo di minatori aveva persino maturato l'idea di farsi Comune autonomo. Arriva infine ad

Iglesias, che può ben dirsi la regina delle miniere di Sardegna, posta com'è in mezzo al bacino metallurgico più ricco, si vede da lungi appunto come regina coronata dalle antiche sue mura [...]. A tutto questo apparato medioevale non risponde l'interno fabbricato che mostrasi meschino, a vie strette e tortuose, e benché conti quasi diecimila abitanti e sia sede di Sottoprefetto e di Vescovo, ha piuttosto l'apparenza di borgata che di città. Solo dalla parte orientale ove, abbattute le mura, ne è interrotta la cerchia, e dove mette capo la ferrovia di Cagliari, ha aspetto un po' più aperto e ridente; ed una piazza, i cui alberi, recentemente piantati, daranno presto ombra benefica, è già favorito ritrovo vespertino delle brune abitatrici d'Iglesias[17].

Iglesias, capoluogo del distretto minerario, da sempre ha dovuto la sua importanza alla ricchezza delle vicine miniere di Monteponi, in cui è stata attiva dal 1850 l'omonima società. Per la sua centralità, in città presero sede pure gli uffici locali delle altre società minerarie presenti nel territorio - quali la francese Malfidano, la britannica Gonnesa Mining Company Limited e la belga Vieille Montaigne - ma soprattutto, concretizzando gli auspici della relazione della succitata Inchiesta parlamentare del 1869, in città era stato stabilito un ufficio mineralogico governativo ed una scuola mineraria.

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Immagini del primo Novecento della città mineraria di Iglesias

Vale la pena qui sottolineare un ulteriore aspetto che evidenzia il progresso nell'area mineraria tra l'epoca della visita del Corbetta e quella posteriore del Bertarelli. Difatti, a dispetto della città e dei paesi che ancora non avevano acquisito un decoro proporzionato al valore dell'industria che ospitavano, già nella seconda metà dell'Ottocento le abitazioni del direttore e degli impiegati delle miniere di Monteponi e Montevecchio si distinguevano per un lusso che appariva agli occhi del Corbetta "superiore al bisogno", per quanto, agli occhi del ceto dirigente locale, tale lusso altro non era che la manifestazione della forza tecnologica e commerciale che la società faceva di sé. Lo stesso orgoglio e l'esibizione del potere trovava poi una felice sintesi iconica sia nella posizione dominante degli uffici e delle residenze direzionali, che svettavano sugli stabilimenti come castelli su un feudo, sia nella potenza sprigionata dalle macchine, quali la grandiosa pompa per l'eduzione delle acque sotterranee installata nel pozzo Sella di Monteponi, che al Corbetta, come ad altri coevi visitatori, destava tanto ampia ammirazione:

codesta immensa e potentissima pompa, la più potente di quante ne furono ovunque costrutte, proviene dalle officine del Belgio; essa costò nientemeno che un milione e duecento mila lire, oltre le ingenti spese di trasporto e posizione in opera; è mossa dal vapore generato da nove caldaie della forza complessiva di oltre mille cavalli[18].

Questa terra di miniere aveva però anche un'altra caratteristica, ben nota ai contemporanei e forse meno nobile, ma dalle conseguenze dirompenti: agli occhi dei più smaliziati l'Iglesiente era divenuto ormai una sorta di Eldorado, terra di frontiera capace di offrire spazi ed opportunità ad avventurieri, speculatori di professione, capitalisti e tecnici, nonché, se non soprattutto, capace di offrire lavoro, duro ma pagato, per migliaia di uomini, destinati a costituire la struttura portante della classe operaia sarda sino agli anni Sessanta del Novecento. Tale ricchezza materiale e tale crogiuolo di genti e sentimenti trovò nel tempo una sua traduzione in termini di progresso sociale e culturale, facendo della regione mineraria sarda un terreno fecondo per l'apertura dell'Isola all'esterno, grazie pure al fondamentale apporto fornito dalle élite immigrate, di formazione e provenienza continentale ed europea. Valga come esempio di quanto detto, sebbene solo da un'ottica quantitativa ma sufficiente per valutare l'impatto demografico di tale processo, il dato relativo ai decessi registrati nel comune di Iglesias nel solo 1868, quando, su 432 morti, solo 162 erano di nativi iglesienti, mentre in altri 179 casi si trattava di sardi non nati in città e ben 91 di essi erano definiti "continentali"[19]. Su queste basi, il cosmopolitismo che aveva fatto dell'Eldorado sardo un interessante esperimento di contaminazione sociale ed antropologica tra elementi esogeni ed endogeni, arrivò presto a coinvolgere pure il Touring Club, che del piacere per la scoperta della varietà nazionale aveva fatto la propria ragion d'essere. Pare allora naturale che Iglesias abbia ospitato il terzo convegno sardo del Touring già nell'aprile 1905, celebrando la costituzione di un consolato del T.C.I. nella città mineraria, cui avevano dato adesione i migliori esponenti della locale borghesia, da Libero Rodriguez a Paolo Boldetti, passando per Roberto Cattaneo ed Erminio Ferraris, dirigenti della miniera di Monteponi[20].

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Per quanto, come si è visto, lo sguardo di Bertarelli possa sembrare più asettico e meno incline all'esotismo di altri autori, pure egli non riesce comunque a sfuggire al fascino romantico della Sardegna, che presenta al lettore come una terra aspra, abitata da gente ospitale ma fiera, con cui

il turista non sarà mai troppo cauto nell'esporre giudizi e confronti. Esso dovrà soprattutto tener conto dell'opinione divenuta assiomatica che la Sardegna sia isola dimenticata o sfruttata. Vi sono, senza dubbio, manchevolezze anche in Sardegna, come in qualunque altra regione, ma vi si constata pure una elevatezza ed una fierezza di sentimenti ed una sincerità di atti sconosciuta altrove ed in relazione colle forme più primitive di vita in uso nell'Isola[21].

L'Isola era caratterizzata dal punto di vista turistico "da un conforto, presso a poco, nullo. [...] L'organizzazione alberghiera in moltissimi luoghi non esiste neppure in embrione [...] cosicché la Sardegna, salvo pochissimi luoghi, non è sito per il viaggiatore che ami i propri comodi"[22]. Questo, agli occhi di Bertarelli, rimaneva tuttavia un aspetto superabile con la volontà e l'umiltà, nonché con la consapevolezza che il turista, e meglio ancora il socio del Touring, deve avere

di essere un coefficiente di fusione di tutti i territori del Paese, nel quale, pure livellandosi i vari elementi e pareggiandosi i mezzi e le risorse economiche, è pur bello che restino le peculiarità delle varie regioni, non solo nel campo della natura, ma anche del carattere popolare[23].

Passando alla descrizione dell'opera, l'autore si premura, in introduzione alla Guida vera e propria, di fornire un quadro storico, naturalistico e socio-economico dell'Isola. Nel panorama di una regione sostanzialmente arcaica, dove agricoltura e pastorizia la fanno da padroni, la presenza dell'industria mineraria si conquista fatalmente lo spazio esclusivo nella pubblicazione che già prima si è richiamato: Bertarelli centra la questione di fondo del comparto industriale regionale, individuandone la sua forza quasi esclusivamente nella componente mineraria. Annota infatti che

le grandi miniere di Sardegna rappresentano oggi tutto ciò che vi ha di più progredito in questa industria; accanto alle grandi escavazioni e ad uno sviluppo immenso di lavori sotterranei, dove è estesissima la perforazione meccanica, esse hanno numerosi impianti meccanici di non comune potenza, per una serie di operazioni cui devono assoggettarsi molti dei prodotti della lavorazione[24].

Ma all'imprenditore milanese non sfuggono anche altri aspetti

insieme a tutto ciò che riguarda l'industria, vi sono le sedi della direzioni tecniche ed amministrative, case per gli impiegati, case per ospiti, chiese, ospedali, scuole; intorno, specie nelle miniere lontane dai centri abitati, numerose casette per operai, qualche volta costruite con sani principi d'igiene e salubrità. La floridezza di questa industria non permette però di dimenticare che purtroppo il trattamento di così grande massa di minerale è fatto, salvo per la prima lavorazione, in gran parte ancora all'estero, come estere sono in buona parte sono le Società proprietarie. Solo ora si nota anche in questo campo un risveglio coll'impianto di alcuni forni e fonderie. Triste nota, la malaria; combattuta però con valore e qualche volta con reale vittoria dallo Stato e dalle amministrazioni minerarie, non presenta più quella gravità che aveva or sono vent'anni[25].

Peraltro, Bertarelli coglieva già allora uno il dato fondamentale su cui si fonda tuttora la specificità turistica della Sardegna: l'ambiente. Difatti, soffermandosi sulla preparazione intellettuale necessaria per affrontare un viaggio nell'Isola, l'autore precisa che il capoluogo sardo, ovvero

Cagliari offre un complesso di notevole interesse, ma gli altri centri, o troppo piccoli o mancanti di particolarità artistiche o di situazione, hanno, turisticamente, valore molto secondario. Il viaggio in Sardegna è dunque essenzialmente un viaggio d'ambiente. Sotto questo rapporto presenta un interesse di primo ordine e maggiore che nella più parte delle regioni italiane, a condizione che il turista sia in misura di comprendere e sentire l'ambiente. Ciò non gli è possibile senza una conveniente preparazione[26].

Come abitudine delle guide del T.C.I., al viaggiatore viene proposto un itinerario di massima, articolato in questo caso secondo un calendario di sette giorni che attraversa la regione mineraria dell'Iglesiente. Dando consigli pratici sul come muoversi in loco, l'autore avverte che, mentre nei centri abitati ci si può rivolgere sovente al sindaco per avere una guida,

nella visita alle miniere si è quasi generalmente nell'obbligo di essere ospiti delle Direzioni locali, specie se dura più di un giorno; è perciò necessario avere carte di presentazione ai sigg. Direttori. È chiaro che non si può abusare nel chiedere permessi, i quali devono venire giustificati da ragionevoli motivi di studio o consimili. Allo studioso di geologia e di arte mineraria le miniere aprono le porte con grande facilità; non così, e lo si comprende, al semplice turista; raro è che si permetta la visita a comitive, se non in caso di congressi o visite ufficiali; alle signore è generalmente vietato l'accesso ai sotterranei[27].

Chiaramente Bertarelli immagina che la visita degli impianti industriali possa essere di interesse solo per dei tecnici, ragion per cui non risparmia nelle sue descrizioni note su qualità e misure degli stabilimenti, insieme ad una stima dei tempi di visita degli stessi, senza peraltro rinunciare ad una prosa libera da eccessivi tecnicismi che ne avrebbero reso fatalmente ostica la lettura ai soci meno esperti.

Seguendo l'itinerario proposto, la prima giornata di escursione prevede la partenza da Cagliari ed il raggiungimento di Iglesias, peraltro segnalando lungo il cammino tutta una serie di divagazioni verso miniere logisticamente più disagiate e meno famose. Nella città mineraria sono presenti servizi al turista altrimenti rari in Sardegna, quali sportelli bancari, alberghi e noleggi automobilistici.

La prima miniera che si propone di visitare è quella di Monteponi, situata

in posizione pittoresca, domina la valle che conduce al mare. Gli edifici industriali e le abitazioni frammezzate da boschetti e giardini, ricoprono il pendio del colle, formando un quadro attraente, pieno di vita. La sommità del colle è diventata un immenso scavo di circa 6 ettari, in forma di cratere. Nelle viscere del colle, per una profondità di 200 m., e cioè fino al livello del mare, si sviluppano oltre 70 km. di galleria munite in gran parte di binari. Vi sono circa 2.000 operai e numerosi motori di ogni specie, oggi soprattutto elettrici. [...] La visita agli impianti esterni esige 3 ore circa. [...] Per una visita all'interno, che non si permette che limitatamente a qualche cantiere, occorrono circa altre 3 ore. Vi è una buona trattoria[28].

Per il pomeriggio è poi consigliata la visita alla miniera di San Giovanni, raggiungibile per la strada nazionale, ovvero l'attuale S. S. 126, che attraversa un ambiente già segnato dall'attività estrattiva: difatti "la nazionale conduce subito in vista di discariche di detriti, primo segnale delle lavorazioni minerarie"[29] che hanno radicalmente mutato il paesaggio, imprimendo indelebile la mano dell'uomo sulla natura.

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Immagini d'epoca degli stabilimenti e della direzione della miniera di Monteponi

Trascorsa la notte ad Iglesias, per l'indomani si propone di attraversare l'area mineraria di Gonnesa e Bacu Abis per così raggiungere Porto Vesme, da dove ci si può imbarcare sul vaporetto per l'isola di San Pietro ed il paese di Carloforte, popolato da genovesi riscattati nel XVIII secolo dalla schiavitù barbaresca nell'isola tunisina di Tabarca e che ancora conservano la caratteristica parlata ligure. Carbonia, sorta nel 1938 nel vicino bacino carbonifero, ancora non esisteva nella landa che Bertarelli sta percorrendo. Ciò che lo scrittore visita e descrive è pertanto un comparto minerario prevalentemente metallurgico, dove si concentra sostanzialmente la riserva nazionale italiana di piombo e zinco.

Il programma del terzo giorno coinvolge le mete di Nebida e Masua, miniere già vividamente descritte in una corrispondenza di un giovane Gabriele D'Annunzio, che le aveva visitate nel 1882 come inviato di "Cronache bizantine"[30]. L'escursione sulla costa diventa emozionante anche per chi non è un tecnico interessato all'industria, perché

le bellezze naturali le derivano particolarmente dalla costa e dalle valli, là dove predominano le rocce calcari. Questi calcari danno luogo a scoscesi dirupi, ma non ad obelischi e rocce staccate: formano invece grandiosi massicci a forti linee, con sentiti affratti[31].

Da parte sua, il centro minerario di Nebida

forma nell'insieme un grazioso villaggio, sparso a mezza costa in vista del mare. La posizione, non del tutto sana d'estate, è amena e con vista superba. [...] Ha un ospedale, scuole, una chiesa e [...] si può trovare da far colazione alla Dispensa viveri[32].

Il villaggio di Masua si trova invece

scendendo al mare, di fronte al magnifico scoglio Pan di Zucchero. [...] Nell'interno fa servizio una locomotiva elettrica. Per la visita occorre un intiero giorno. Si può trovar cibo alla Dispensa della Cooperativa della Miniera[33].

Ma le emozioni maggiori arrivano nei pressi della miniera di Canal Grande, dove

presso il mare la dolomia costituisce banchi a forte inclinazione, alternati con arenarie e calcari scistosi. Le onde marine hanno eroso i banchi più teneri e lasciate in sede, a guisa di antro, le pareti di calcare siliceo. [...] Avviene che da questa, senza alcun pericolo, si vede in fondo ed attraverso la grotta il mare, che nei giorni di maestrale forte si precipita nella grotta, formandovi un muro di schiuma alto oltre 10 metri, che corre rinserrato tra le pareti e sembra voglia raggiungere lo spettatore. È uno spettacolo unico[34].

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Trascorsa ancora la notte ad Iglesias, il quarto giorno è dedicato alla visita di Buggerru, dove si arriva passando "per incolti e lungo grandi dune sabbiose"[35]. Nel paese, noto come la "Piccola Parigi" in virtù dello stile di vita importato dalla proprietà francese della miniera, è possibile il pernottamento, notando che "vi sono un ospedale, scuole elementari, un piccolo teatro ed un albergo detto Locanda Privilegiata"[36].

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Il palazzo della direzione della miniera di Ingurtosu e la vicina spiaggia di Piscinas

Per il quinto giorno ci si trasferisce alle miniere di Gennamari ed Ingurtosu, vicino alla suggestiva spiaggia di Piscinas, nel cui circondario

vi sono quattro centri abitati (Gennamari, Ingurtosu, Bau, Naracauli) collegati da buonissime strade, in una regione interessante, oltre che dal punto di vista minerario ed industriale, per la vegetazione sempre verde e le foreste, ancora con cervi e cinghiali. [...] Ad Ingurtosu, palazzina della Direzione, ospedale, chiesa, scuole. La Società ha anche una proprietà terriera di circa 6.000 ettari, che costituisce una vasta azienda a foreste, pascoli, vigne, cereali e foraggi. Per una visita, che non si permette a comitive, occorre il permesso della Direzione. Per gli impianti esterni basta una giornata: gli interni richiedono 3 o 4 giorni. Ad Ingurtosu si trova da rifocillarsi bene alla trattoria annessa alla Dispensa per gli operai. Generalmente, si è ospiti della Direzione[37].

Montevecchio, cui è dedicato il sesto giorno di escursione, attende invece il turista nel suo gran piazzale, dove

trovansi il palazzo della Direzione, cogli uffici, l'ospedale, la scuola, la chiesa, una trattoria. [...] La regione è arida salvo qualche macchia di lecci; nell'insieme però è interessante anche per il turista, per la varietà del paesaggio, animato da intensa vita industriale, specie nelle vallate, mentre dalle alture la vista spazia su estesa regione avente per sfondo la montagna dell'Arcuentu ed il mare[38].

Trascorsa la notte nella miniera vicina ad Arbus, il settimo giorno è dedicato ai settanta chilometri che riportano a Cagliari. A questo punto, l'itinerario suggerito può dirsi concluso.

Nell'Isola, come si è già detto, sono anche altre le aree minerarie, sparse per lo più nelle zone interne e nel nord della regione e che Bertarelli non dimentica di descrivere con eguale minuzia. Tuttavia, solo nella zona dell'Iglesiente, come la Guida correttamente individua con la traccia di itinerario sopra ripercorso, tale industria si è imposta come un vero distretto, facendo di tale territorio una piccola isola in seno alla più grande Isola di Sardegna.

Giampaolo Atzei


  1. ^ Cfr. Luigi Vittorio Bertarelli, Sardegna, in "Rivista mensile del Touring Club Italiano", anno XXIV, n. 7, settembre-ottobre 1918, pp. 163-167.
  2. ^ Nei tre anni di guerra dal 1915 al 1918, dalla Sardegna vennero richiamati al fronte circa 98.000 uomini, su una popolazione complessiva di 870.000 residenti. I 17.000 caduti, cui Bertarelli fa riferimento nella sua dedica patriottica, alimentarono con il loro eroismo e sacrificio il mito della Brigata Sassari, due reggimenti di fanteria reclutati su base regionale, ricostituiti più volte a causa dell'alto numero di vittime. Cfr. Stefano Pira, Il Novecento, L'Unione Sarda, Cagliari 2005, pp. 71-82.
  3. ^ Luigi Vittorio Bertarelli, Guida d'Italia del Touring Club Italiano. Sardegna, T.C.I., Milano 1918, p. 3.
  4. ^ Bertarelli, Sardegna art. cit. p 163.
  5. ^ Nel dettaglio, relativamente allo "sguardo d'insieme" si tratta di Angelo Cossu, Antonio Taramelli, Michele Pinna, Arrigo Solmi, Dionigi Scano, Riccardo Bachi, Corrado Parona ed Ermanno Giglio-Tos. A questi si aggiunsero Edoardo Benetti, Pietro Ballero, Damiano Filia ed Ugo Ranieri per le descrizioni locali. Per le notizie minerarie il contributo fu di Vittorio Novarese ed Antonio Ferrari. Cfr. Bertarelli, Guida d'Italia. Sardegna cit. p. 7.
  6. ^ Pochi mesi prima della distribuzione ai soci della Guida sulla Sardegna, questi erano stati informati del ritardo nella pubblicazione, dovuto principalmente all'assenza di personale qualificato, perché richiamato al fronte, nelle principali tipografie nazionali. Altro grave problema che allungò parecchio i tempi di stampa e legatura fu la riduzione dell'orario di lavoro negli stabilimenti tipografici, per causa della mancanza nel Paese di energia elettrica. Cfr. La Guida della Sardegna, in "Rivista mensile del Touring Club Italiano", anno XXIV, n. 6, luglio-agosto 1918, p. 140.
  7. ^ Cfr. sul tema dei viaggiatori in Sardegna: Tania Manca (a cura di), Viaggiatori europei. Dall'esplorazione del mondo al viaggio in Sardegna ('700 e '800), Carlo Delfino Editore, Sassari 2004; Alberto Boscolo (a cura di), I viaggiatori dell'Ottocento in Sardegna, Fossataro, Cagliari 1973.
  8. ^ Cfr. sul tema dei viaggiatori in Sardegna: Tania Manca (a cura di), Viaggiatori europei. Dall'esplorazione del mondo al viaggio in Sardegna ('700 e '800), Carlo Delfino Editore, Sassari 2004; Alberto Boscolo (a cura di), I viaggiatori dell'Ottocento in Sardegna, Fossataro, Cagliari 1973.
  9. ^ Giulio Bechi, Caccia grossa. Scene e figure del banditismo sardo, (prima edizione Firenze 1900), L'Unione Sarda, Cagliari 2003, p. 5.
  10. ^ Bertarelli, Sardegna art. cit. p 163.
  11. ^ Tra i vari, si ricordano qui le opere degli inglesi Charles Edwardes (Sardinia and the Sardes, Londra 1889), William Henry Smyth (Sketch of the present state of the Island of Sardinia, Londra 1828), John Warre Tyndale (The Island of Sardinia, Londra 1849), del francese Valery (Voyages en Corse, a l'île d'Elbe, et en Sardaigne, Parigi 1837) e dell'italiano Carlo Corbetta (Sardegna e Corsica, Milano 1877).
  12. ^ Luca Clerici, Insoliti viaggi. L'appassionante diario di un precursore, Touring Editore, Milano 2004, p. 9.
  13. ^ Carlo Corbetta, Le Barbagie e l'Iglesiente, estratto da Id., Sardegna e Corsica, Milano 1877, in A. Boscolo (a cura di), I viaggiatori dell'Ottocento in Sardegna, L'Unione Sarda, Cagliari 2003, p. 410.
  14. ^ Ivi, pp. 410-411.
  15. ^ Ivi, p. 412.
  16. ^ Ibidem.
  17. ^ Ivi, pp. 416-417.
  18. ^ Corbetta, Le Barbagie e l'Iglesiente cit. p. 422.
  19. ^ Cfr. "Gazzetta d'Iglesias", anno II, n. 21, 23 maggio 1869, p. 4.
  20. ^ Cfr. Gite e convegni. Convegno di Iglesias, in "Rivista mensile del Touring Club Italiano", anno XI, n. 7, luglio 1905, pp. 240-241.
  21. ^ Cfr. Bertarelli, Guida d'Italia. Sardegna cit. p. 19.
  22. ^ Ivi, p. 15.
  23. ^ Ivi, p. 19.
  24. ^ Ivi, p. 257.
  25. ^ Ivi, p. 258.
  26. ^ Ivi, p. 14.
  27. ^ Ivi, pp. 258-259.
  28. ^ Ivi, p. 261.
  29. ^ Ivi, p. 260.
  30. ^ Sul viaggio di Gabriele D'Annunzio in Sardegna cfr. Francesca Mulas, D'Annunzio, Scarfoglio, Pascarella e la Sardegna. Appunti di viaggio tra cronaca e letteratura, Biblioteca di Sardegna - Documenta, Cargeghe 2007.
  31. ^ Ivi, p. 262.
  32. ^ Ibidem.
  33. ^ Ibidem.
  34. ^ Ivi, p. 263.
  35. ^ Ivi, p. 265.
  36. ^ Ibidem.
  37. ^ Ivi, pp. 265-266.
  38. ^ Ivi, p. 266.

Référence bibliographique:

Giulio Bechi, Caccia grossa. Scene e figure del banditismo sardo, Firenze 1900.

Luigi Vittorio Bertarelli, Guida d'Italia del Touring Club Italiano. Sardegna, T.C.I., Milano 1918.

Luigi Vittorio Bertarelli, Sardegna, in "Rivista mensile del Touring Club Italiano", anno XXIV, n. 7, settembre-ottobre 1918, pp. 163-167.

Alberto Boscolo (a cura di), I viaggiatori dell'Ottocento in Sardegna, Fossataro, Cagliari 1973.

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Francesco Manconi (a cura di), Miniere e minatori della Sardegna, Silvana Editoriale, Milano 1986.

Paolo Mantegazza, Profili e paesaggi della Sardegna, Brigola, Milano 1869.

Francesca Mulas, D'Annunzio, Scarfoglio, Pascarella e la Sardegna. Appunti di viaggio tra cronaca e letteratura, Biblioteca di Sardegna - Documenta, Cargeghe 2007.

Stefano Pira, Il Novecento, L'Unione Sarda, Cagliari 2005.

"Gazzetta d'Iglesias", anno II, n. 21, 23 maggio 1869, p. 4.

Gite e convegni. Convegno di Iglesias, in "Rivista mensile del Touring Club Italiano", anno XI, n. 7, luglio 1905, pp. 240-241.

La Guida della Sardegna, in "Rivista mensile del Touring Club Italiano", anno XXIV, n. 6, luglio-agosto 1918, p. 140.

Pour citer cet article:

Référence électronique
, « IL TOURING CLUB ITALIANO NELLE MINIERE SARDE », Astrolabe [En ligne], Mars / Avril 2009, mis en ligne le 06/08/2018, URL : https://astrolabe.msh.uca.fr/mars-avril-2009/dossier/il-touring-club-italiano-nelle-miniere-sarde